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DIARI
1 marzo 2014
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permalink | inviato da dalle nebbie mantovane il 1/3/2014 alle 10:58 | Versione per la stampa
TECNOLOGIE
20 settembre 2012
Lui

Lui che mi fa diventare matta.

Lui che mi illude di poter aprire insieme nuove pagine e poi, invece, alla prova dei fatti, giriamo sempre attorno alle stesse vecchie cose. Perdendo tempo, io più di lui. Chiedendomi perché il destino mi abbia affidato proprio lui.

Lui: così infantile, inaffidabile, antiquato.

 

Dio, quanto lo odio!

 

Io cerco disperatamente di comunicare con lui nel modo più gentile, chiaro, corretto, trasparente, giuro. Mi sforzo, ci provo ogni giorno, ma lui niente!

È come se parlassimo due lingue diverse: fa solo quello che gli pare, anzi, la cosa peggiore è che non soltanto non mi ascolta e non collabora – rendendo la nostra quotidianità un inferno in cui silenzi micidiali e micidiali bestemmie si alternano armoniosamente – ma spesso mi dà la sensazione di essere paralizzato, bloccato, senza una volontà e un minimo di razionalità. Sembra sempre che la sua clessidra giri a vuoto.

 

Sì, lo confesso: almeno una volta al giorno, se non di più, mi tocca spegnere e riaccendere il computer del mio ufficio.

 

Il 386 Olivetti su cui scrissi la tesi di laurea era molto più affidabile, nella sua povertà di mezzi.

Perché, perché, perché mi tocca lavorare con un simile ammasso di ferraglia?!?


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permalink | inviato da dalle nebbie mantovane il 20/9/2012 alle 9:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
DIARI
12 giugno 2012
Cielo mosso

 

Vorrei essere Montale, per descrivere quello che provavo stamattina, andando al lavoro in bicicletta. C'era un cielo arruffato, sfilacciato, che non sapeva quello che voleva.

Vento, un vento insolito per Mantova l'afosa, la pigra, la città dei cieli umidi con ogni stagione.

Infatti mi sembra di essere al mare. Non fosse per l'assenza di odori salmastri e di voci di uccelli, oggi sarebbe come essere in Maremma o su qualche gentile lido ferrarese.

Stanotte un'altra bella scossettina mi ha svegliata. Impossibile non svegliarsi, mi dicevo. Invece, parlandone al lavoro (ormai una consuetudine, come commentare i gol il lunedì), scopro che molti hanno dormito di gusto. O l'hanno sentita e attribuita alla loro immaginazione (vedi alla voce SCOSSE IMMAGINARIE nel post precedente).

Alle otto avevo già preso il primo caffè e la curva della mia pressione, arrancando, ha cominciato la sua lenta risalita. Ma, ugualmente, non vedo l'ora che siano le due per fare il pisolino che mi permetterà di tirare sera. Devo ancora andare in biblioteca, in palestra e a fare la spesa: messa così, non ce la potrei fare!


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DIARI
4 giugno 2012
Mal di mare

Ci sono tre tipi di scosse, qui nell'allegra Valpadana, che gli Appennini un bel giorno schiacceranno senza pietà sotto il loro peso.

SCOSSA FORTE - Se sei per strada la riconoscerai dai pali dei cartelli, che ondeggeranno come palme al vento. Se sei in ufficio, putacaso al terzo piano, ti sembrerà di essere in surf, o in barca a vela. Comunque ti verrà un lieve mal di mare. Se sei a letto, sarà un po' come l'orgasmo, ma meno piacevole. Se infine stai guidando la macchina, potresti anche non accorgertene e dare la colpa a tuo figlio che fa casino sul sedile posteriore.

SCOSSA DEBOLE - La sentirai salire dai piedi, come un formicolio, anzi, come una colonnina di formiche. O come un batticuore. O come un tremore, come se ti apparisse la Madonna, come se stessi provando un'emozione forte. Invece no, viene da fuori, da sotto. Dal centro della Terra forse.

SCOSSA IMMAGINARIA - Indistinguibile sul momento dalla scossa debole, la riconoscerai soltanto quando le agenzie di stampa non batteranno nulla all'ora in cui credevi di averla sentita.


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DIARI
3 giugno 2012
Ottime idee su dove rifugiarsi durante una scossa di grado 5,1 Richter

1. L'intercapedine tra il fondo del mobile di cucina e il pavimento. Garanzia 100% di restare schiacciati. (solo per felini domestici)

2. Il balcone. E' una delle prime parti di un edificio a crollare. (sentito da molte pensionate)

3. Il divano a 2 cm dalla pendola e dai pensili del soggiorno. E chissenefrega se stavi guardando Desperate Housewives, cristo!  (mia madre, ovviamente)

4. Le scale dell'edificio in cui ti trovi, soprattutto se sei a un qualsiasi piano oltre il primo. Motivo? Vedi alla voce "balcone". (sentito fare da molti impiegati)

5. L'ascensore dell'edificio in cui ti trovi, indipendentemente dal piano. L'energia elettrica è quella cosa che oggi c'è, domani chissà. Soprattutto dopo un terremoto. (idem)

6. I portici del negozio da cui sei appena uscito. Fai altri due passettini e non avrai sulla testa possibili colonne / stucchi / marmi del XVI secolo, tanto belli e tanto pesanti. Ecco, bravo. Ci voleva tanto?!?

7. La cantina. Tanto, se il Pio Cesare era del 1984, ormai è andato a male, fidati!

8. Il tetto. Cosa ci facevi sul tetto? Se proprio vuoi provare l'ebbrezza di sentirti una scimmia antropomorfa, sali su un albero, va'.

9. Il tuo garage, che ormai più che a un garage somiglia alla bottega di un rigattiere, con il proporzionale aumento della possibilità che il suo contenuto ti frani sulla capoccia.

10. La soffitta o il sottotetto, con tutte quelle belle travi di cemento armato. E se ci abito? E se ci dormo? Fatti tuoi. (io, ovvio)

 

(dal manuale A modern earthquake's guide for dummies 2.0, dell'esimia prof.ssa Simone Foggy Fox)

 


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