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opinioni su letteratura, cinema, attualità e non solo
ECONOMIA
5 febbraio 2014
Web marketing: consigli di lettura

Consigliatissimo.

In prima lettura l'avevo finito già da un paio di settimane, ma aspettavo a recensirlo perché mi rendevo conto - anzi, mi proponevo sin dall'inizio - di rileggerlo per mettere meglio a fuoco in modo integrato i vari concetti che emergono.
Poi mi sono resa conto che, scarsità di tempo a parte, posso sempre prenderlo in mano all'occorrenza: cioè spesso!

E quindi, ecco qui una breve recensione.

Ottimo per darsi basi chiare e generali sul tema, ricco di esempi e case histories, usa un linguaggio tecnico con molto gergo inglese (ma in questo settore è utile e bisogna pur rompere il ghiaccio, prima o poi).
Ha il difetto di non spiegare molto bene come fare, all'atto pratico, certe operazioni sui social network e, ovviamente, l'edizione 2013, pur aggiornata, non ci dà dati aggiornati su temi cruciali come la diffusione relativa dei social network in questo momento, ma si può ovviare sul web.
Contiene una bibliografia per la libreria e una per il web (a volte un articolo on line spiega più di un libro).

Social media e comunicazione di marketing.
Presidiare la Rete, costruire relazioni e acquisire clienti con gli strumenti del web 2.0
di Alessandro Prunesti
Franco Angeli, 2013
400 pagine

letteratura
1 febbraio 2014
Gialli fuori dall'ordinario

Negli ultimi tempi resto delusa da opere che ritenevo promettenti e colpita da altre comprate quasi per caso in qualche mercatino. E' il caso, per esempio, di questo romanzo, che dalla copertina sembrava quasi di fantascienza e, dalla quarta di copertina, poco invitante. E invece si è rivelato una lettura appassionante.

E' ironico ma perfettamente congruo che Cole Perriman non esista e sia soltanto lo pseudonimo di una coppia di romanzieri americani, sposati e già autori di altre opere.
Questo è, se ho ben capito, il loro primo gialGiallno quasi roba da maniaci, quando un poliziotto americano non aveva ancora la sua posta elettronica, quando sì e no si sapeva cosa fosse un hacker.

Il risultato è ottimo, psicologicamente raffinato, non privo di un substrato culturale e antropologico di grande interesse che ne fa un prodotto imprevedibile e interessante fino all'ultimo.

Terminal Game
di Perriman Cole
Mondadori, 1996

letteratura
28 gennaio 2014
Per le ragioni sbagliate
E' sempre ingiusto leggere un libro per ragioni sbagliate, e questo qui non fa eccezione.

Inutile, cioè, andarsi a leggere un romanzo solo perché si è visto il film (simpatico) e visitato il Paese (gelido ma spettacolare).

Helgason, giustamente, rappresenta solo se stesso, non certo l'Islanda.
Usa tutti gli strumenti dell'artista multimediale d'avanguardia, e per di più in un'epoca in cui la globalizzazione fa sì che il suo protagonista non possa non ascoltare la stessa musica, bere gli stessi drink, vedere gli stessi film e indossare le stesse marche di abiti dei suoi coetanei di tutto il resto del mondo.
Il che lo rende molto onesto ma non molto esotico, tanto più che la vita in una piccola capitale del Nord Europa di esotico ha per forza di cose ben poco.
Aggiungiamo, ed è questo il limite del romanzo, che dati gli orizzonti psicologici e gli ideali del protagonista, per almeno due terzi non succede quasi niente, il che non lo rende interessante nemmeno come romanzo di formazione, dato che il suddetto ritiene di aver già capito tutto della vita.

Troviamo quindi nel romanzo problematiche sociali ed etiche, e uno humour nero post esistenzialista, che potrebbero benissimo adattarsi a un accidioso disoccupato mammone edipico italiano (un bamboccione porno-addicted).
O americano, o perfino giapponese (i giapponesi hanno perfino un termine per definirli, quelli sempre rintanati in casa col telecomando come Hlinur).

Piaciuto? Sì, forse troppo lungo, ma ben scritto. 


Hallgrìmur Helgason
101 Reykjavík
Guanda (Narratori della Fenice), 2001
p. 360

letteratura
10 gennaio 2014
Il gatto viaggiatore e altre storie

Questa lettura nasce dalle suggestioni di un corso, davvero fecondo su vari fronti, di marketing territoriale & enogastronomia. Laddove uno dei docenti, trattando di creatività e di pensiero laterale, a un certo punto ci fa:
"Leggetevi Grammatica della fantasia di Rodari: è uno dei libri più potenti che possiate trovare sull'argomento".

Grammatica della fantasia non me lo sono ancora procurato, e il motivo è che nel frattempo mi è capitato fra le mani, a un mercatino, questa miscellanea edita da L'Unità per ricordare la morte di Rodari.

Meriterebbe le 5 stelle già per la splendida prefazione di Tullio De Mauro. Inoltre è illustrato con disegni dello stesso Rodari e copertine delle edizioni estere delle sue opere, nelle più svariate lingue. Infine, una postfazione molto analitica di Carmine De Luca, curatore dell'opera.


De Mauro, dicevo: che con poche e chiare frasi rimette nella sua giusta collocazione e prospettiva uno degli autori più felici della letteratura italiana di sempre, che ha avuto il solo torto, forse, di essere comprensibile anche ai bambini piccoli.
Motivo per cui regolarmente lo si osanna fino alla quinta elemetare e lo si esclude sistematicamente dalle antologie fin dai testi delle scuole superiori, o meglio ancora delle medie.

Vabbé, d'altra parte siamo nel Paese dove uno dei capolavori mondiali della letteratura fantastica, Pinocchio, è scandalosamente relegato anch'esso a lettura per l'infanzia.

Il gatto viaggiatore, invece, non è un romanzo. Contiene racconti, poesie, filastrocche e, prese appunto dal già citato Grammatica della fantasia, storie a finale aperto, o triplice, o senza finale, dove Rodari si rivolge direttamente al lettore sfidandolo a trovare lui una o più soluzioni.

Ora capisco cosa intendeva dire Alberto Robiati...


Gianni Rodari
Il gatto viaggiatore e altre storie
Antologia di racconti favole filastrocche

Editore: Editori Riuniti, 1990
Rilegatura: brossura
Pag. 236

letteratura
5 gennaio 2014
Un uomo giusto?

Uno di quei rari casi in cui so che un libro non mi è piaciuto, ma non sono in grado di spiegare perché.

Ovviamente ci provo ugualmente, se non altro per rendere giustizia alla qualità di scrittura, che c'è.
Mi piace la Stancanelli giornalista e mi è piaciuta anche come scrittrice. Ha uno stile scarno, sporcato dalla troppa realtà, preciso e malinconico nel contempo.

Può darsi che a non convincermi sia stata l'attesa di un rivolgimento, di una sorpresa finali che invece mancano, creando un anticlimax non all'altezza delle precedenti vicende e, soprattutto, dell'inquietudine esistenziale del protagonista maschile.

Oppure, ipotizzo, forse è il registro narrativo (i flashback dall'infanzia alle varie fasi della sua vita, che Davide racconta ad Anna) ad essere inadatto a reggere la fiamma.

Non lo so.
So solo che non mi ha convinta, ed è un peccato.


Un uomo giusto
di Elena Stancanelli
pag. 179

Einaudi (Stile libero Big), 2011
ISBN 9788806204280

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