.
Annunci online

comemipiace
opinioni su letteratura, cinema, attualità e non solo
musica
5 marzo 2012
Com'era profondo il mare

Quando era giovane, mia mamma ascoltava Mina, Battisti, la Vanoni e perfino (lei così moralista) Vasco Rossi.

A mio papà piacevano cose più vecchie: Frank Sinatra, Aznavour, Luciano Tajoli, ma la Vanoni e Dalla li ascoltava volentieri anche lui.

 

Di Lucio Dalla, mia mamma aveva due LP, finiti chissà dove insieme agli altri, e al giradischi che li faceva suonare.

Di uno ricordo la copertina marrone chiaro, dove si vede il pulviscolo solare: l’ho cercata su internet ma non l’ho ritrovata uguale, chissà dove e come il ricordo si è distorto e trasfigurato. La copertina dell’altro, zero.

Quello che so per certo è che le canzoni che avevamo noi erano le sue più belle, le più indimenticabili, quelle che scrisse (a volte con De Gregori) alla fine degli anni Settanta.

Com’è profondo il mare, Futura (che oggi Ligabue cita su un giornale come la canzone che lo aiutò a superare l’incubo di un anno di naja), Disperato erotico Stomp, Stella di mare, Cosa sarà, Ma come fanno i marinai, L’anno che verrà, Anna e Marco...

Scopro solo ora da Massimo Gramellini - che puntualmente, come migliaia di altri italiani celebri e non, in questi giorni ha fatto il suo amarcord dalliano - che la prima volta che incontrò De Gregori gli disse “Cosa sarà è la più bella tra le tue canzoni”. “Ti ringrazio”, pare abbia risposto il cantautore, “ma purtroppo non l’ho scritta io; è di Lucio e di Ron”.

 

Quelle degli anni Ottanta le conosco poco e non mi sento di giudicarle; quelle degli anni Novanta, da Attenti al lupo in poi, le ballavo a volte in discoteca pensando: questo ormai è bollito. Non mi fa impazzire nemmeno Caruso, troppo sentimentale.

 

Una volta, con i miei, facemmo un viaggio in macchina, stavamo andando in vacanza, o forse una gita in giornata, chissà. Avrò avuto undici, dodici anni.

Di Dalla possedevamo, oltre ai vinili, anche una o due cassette, musicassette, scusate, termine ormai desueto che se questo post lo leggerà un ventenne, per un attimo si fermerà a pensare se parlo di cassette di frutta o cosa. No, le cassette che si inserivano nel mangiacassette e che ogni tanto il mangiacassette se le mangiava e ti toccava riavvolgere il nastro con una biro, alla speraindio. Le rovinava, questo incidente. Una volta mangiate, era difficile che funzionassero di nuovo bene; si distorceva il suono, miagolavano, stonavano.

Parrebbe strano quindi averne nostalgia, ma come sempre l’uomo non ha nostalgia di qualcosa che ha posseduto, bensì del suo passato, della sua infanzia o gioventù che non tornerà.

 

Eravamo in macchina, dicevo, e io là dietro mi sentivo in imbarazzo. C’erano quei versi di Futura, quando dice muoviti più in fretta oppure mettendoci di fianco / più su / guida tu che sono stanco, e io non lo sapevo con esattezza cosa volessero dire, ma capivo già che c’era sotto qualcosa che non c’entrava molto con l’autoscuola, ma c’entrava molto con quelle cose che fanno gli uomini e le donne, e che i bambini devono far finta di non sapere, anche perché non hanno ancora capito come si fanno o con quali parti del corpo.

Di sicuro facevano finta di niente i miei, zitti zitti, che di educazione sessuale si sono guardati bene dal parlarmi e se non ci fossero stati i romanzi di Judith Krantz e i giornalini per ragazze Dolly e Ragazza In, io sarei ancora alle api e ai cavoli.

 

Comunque me le ricordo con nostalgia, quelle canzoni, e mi ricordo alla televisione di aver visto De Gregori e Dalla in concerto, e Dalla a un certo punto suonava il clarinetto, con quella canottiera, quel basco sulla pelata, quel tappetino di peli sul petto che in Italia tutti i comici lo usavano come termine di paragone della pelosità.

E che fastidio, poi, quando un’amica di quelle (o quelli) che sanno sempre le cose losche dei Vip, mi rivelò, sosteneva lei, che i due non erano solo amici e che in tournée dividevano anche il camper (che poi, sfido chiunque a dimostrare che se si divide il camper allora vuol dire che si divide anche il talamo), e io ingenua a dire che De Gregori era sposato, e lei più scafata – eravamo già al primo anno d’università – a dire, e allora?, che insomma per me era notizia di un certo livello di scalpore, che uno poteva essere sposato ma anche.

Comunque ci ho creduto poco.

 

E chissenefrega, finché facevano canzoni così, di chi andava a letto con chi. Ma ci rendiamo conto che questi hanno scritto Ma come fanno i marinai? I marinai affaticati dalla vita piena di zanzare? Che infatti riuscivano a baciarsi fra di loro e a rimanere veri uomini però ?

O che lui ha scritto versi come

Cosa sarà che fa crescere gli alberi, la felicità

Che fa morire a vent'anni anche se poi vivi fino a cento

Cosa sarà a far muovere il vento a fermare il poeta ubriaco

A dare la morte per un pezzo di pane o un bacio non dato

Oh oh cosa sarà che ti svegli al mattino e sei serio

Che ti fa morire ridendo di notte, all'ombra di un desiderio

Oh cosa sarà che ti spinge ad amare una donna bassina perduta

La bottiglia che ti ubriaca anche se non l'hai bevuta

Cosa sarà che ti spinge a picchiare il tuo re

Che ti porta a cercare il giusto dove giustizia non c'è

Cosa sarà che ti fa comprare di tutto

Anche se è di niente che hai bisogno

Cosa sarà che ti strappa dal sogno

Oh cosa sarà che ti fa uscire di tasca dei "no, non ci sto"

Ti getta nel mare, ti viene a salvare

Oh cosa sarà che dobbiamo cercare

Che dobbiamo cercare

Cosa sarà che ti fa lasciar la bicicletta sul muro

E camminare la sera con un amico a parlar del futuro

Cosa sarà questo strano coraggio o paura che ti prende

E ci porta ad ascoltare la notte che scende

Oh oh cosa sarà quell'uomo ed il suo cuore benedetto

Che sceso dalle scarpe e dal letto

Si è sentito solo

E’ come un uccello che in volo, è come un uccello che in volo

si ferma e guarda giù...

musica
11 ottobre 2011
Il fascino indiscreto di un grande musicista: Life, di Keith Richards

Non è per niente facile leggere un malloppone di 613 pagine, indice escluso, in lingua originale.
Penso ci siano due modi per farlo: tenersi sempre accanto un dizionario (e quindi interrompere la lettura ogniqualvolta non è chiaro il significato di un termine) o leggere alla bersagliera, cercando di intuire dal contesto le parole più misteriose.
Ho scelto la seconda strada e penso di essermela cavata, anche se ogni tanto andavo a letto ripensando a una frase più stramba o ambigua del normale e chiedendomi cosa diavolo significava. Un paio di volte ho controllato su Google. Nel complesso è stata un’esperienza divertente, anche perché la presenza del ghostwriter (e amico di lunga data) James Fox, nel caso di quest’autobiografia non ha pregiudicato lo stile estremamente personalizzato del chitarrista.
Diretto, onesto per quanto può esserlo una ricostruzione soggettiva dei fatti della vita, senza peli sulla lingua e non esente dal turpiloquio, dallo slang cockney, dalla ripetizione ossessiva di frasi fatte e modi di dire colloquiali; come dire, l’esatto opposto del bello scrivere e dell’autoidealizzazione che il Vip medio si augurerebbe di lasciare in ricordo ai posteri.

E siccome il malloppone racconta anche di Droga (molta) & Amori (meno numerosi di quanto si potrebbe credere) & Musica (molto amata) & Amicizie (moltissime e feconde) & Vitalismo (parecchio, altrimenti il Nostro non sarebbe ancora qui a raccontarcela) & Animali ( ma va’?) & Ricette di cucina (idem), vi ragguaglierò brevemente su qualche tema.

Non senza due bonus track, senza le quali le più alte curiosità dei miei lettori sul “demoniaco” Richards rimarrebbero inespresse:
1. ha veramente sniffato le ceneri di suo padre?
2. si è veramente fatto cambiare il sangue?




Ceneri alle ceneri
Ci volle un comunicato stampa perché i media smettessero di diffondere la voce che Keef, noto tossicomane e figlio unico, si era fumato le ceneri del padre Bert. La colpa era sua; di una delle sue tante dichiarazioni campate in aria.
A quanto racconta qui, per 6 anni il chitarrista si era tenuto in casa l’urna cineraria, non volendo spargerne il contenuto al vento. Alla fine gli viene l’idea di piantare una quercia e seppellirvele sotto, ma quando estrae la cassetta interna dall’urna, una lieve traccia polverosa si sparge sul tavolo:
I couldn’t just brush him off, so I wiped my finger over it and snorted the residue. Ashes to ashes, father to son. He is now growing oak trees and would love me for it.


Ricarica di emoglobina
Negli anni ’70, Richards si reca più volte in Svizzera per le sue tante disintossicazioni dall’eroina, in gergo cold turkeys (uno dei peggiori effetti dell’astinenza). Una volta, scendendo dall’aereo, a un giornalista che gli chiede ragguagli, borbotta scherzando:
Vado a farmi cambiare il sangue”.
La frase fa il giro del mondo, nessuno la vede per la stronzata che è, da lì la leggenda; e si capisce che facesse presto a fiorire e a mettere radici e ramificazioni, vista l’attenzione spropositata dei media inglesi e non verso gli Stones.
Lui ammette che ci metteva del suo, tra lanci di coltelli, incidenti d’auto da colpo di sonno, kohl, denti rotti: faceva parte del personaggio, del dare al pubblico quello che si aspettava. Certo però doveva essere seccante essere inseguiti e spiati dalla polizia sempre e comunque, per non parlare della caterva di processi.
A un certo punto, nel ’73, una rivista compilò un cinico elenco dei primi dieci "morti che camminavano" del mondo della musica: indovinate chi era il primo? Keef rimase in cima alla classifica per ben 10 anni, e quando fu scalzato dal podio un po’ gli dispiacque. Immagino i giornalisti costernati vedendo che quel bastardo non moriva mai!
Poi finisce che a settant’anni suonati uno si ritrova (peraltro divertendosi) a interpretare il papà di Johhny Depp in Pirati dei Caraibi 3 e a insegnargli, a Johnny Depp, come si cammina rasente un muro da ubriachi.


Solo roba buona
Su quanto gli allora eroinomani Richards, Pallenberg e compagnia bella fossero invidiabili, belli, magri, e insomma agli antipodi dei ragazzi dello Zoo di Berlino, si è già espressa meravigliosamente quella carogna di Guia Soncini.
Aggiungiamo che l’epoca era particolare; che Richards è encomiabile per come evita appelli accorati quanto ipocriti ai Giovani d’Oggi affinché non si droghino (infatti di recente hanno beccato anche sua figlia Theodora: qualche canna e poco più); che alcune interminabili descrizioni di come ci si droga, di come uno si procurava la roba al famigerato Chelsea Hotel e simili, mi hanno annoiata e le avrei preferite tagliate - ops, asciugate.

Il punto - e il chitarrista lo dice chiaramente a più riprese - è che non tutti c'hanno la tempra fisica per fare quella vita dissipata per trent’anni. John Lennon, che cercava sempre di imitarlo, si ritrovava puntualmente a vomitare sulle piastrelle del bagno di un dispiaciutissimo Keith.
Molti ne sono morti, altri sono sopravvissuti appena, altri ancora (la Pallenberg) in pratica non sono mai riusciti a smettere. Lui a un certo punto ha smesso. Ma non sarebbe qui a raccontarcelo se non avesse avuto una salute di ferro e - altra ammissione che fa piacere per la sua onestà - se non avesse sniffato, inalato, iniettato nelle proprie vene il meglio che c’era sul mercato, roba purissima, altissima e levissima. La qualità fa la differenza, e spesso anche il morto, in questi casi.


Negro dentro
Un po’ l’avevo capito dall’album Stripped, l’unico che possiedo dei RS, abbastanza tardo: più che un rocker, Richards è e si sente decisamente un bluesman. Un nero dentro, si definisce spesso. Di qui i fortissimi legami della band – più che con la scena inglese - con l’ambiente blues americano, ma anche con quello country, jazz, rock-and-roll (alla fine Keith è riuscito a suonare con la maggior parte dei suoi idoli di bambino, da John Lee Hooker a Chuck Berry), con i rasta giamaicani e con grandi artisti incasellabili come Tom Waits.
A parte questa precisazione sui generi, la cosa evidente nel musicista Keith Richards è l’amore per la musica in sé. Lo dice e lo ripete: non gliene frega niente di soldi e fama, gliene frega di poter fare la sua musica. Poi il contorno non ha mai fatto schifo a nessuno, ma non è per quello che si è sbattuto tanto. E tu gli credi.
Pagine e pagine sono dedicate alla chitarra, al suono, alla meraviglia con cui Keith, senza mai smettere di imparare, ha sperimentato, imparato, copiato e innovato suonando il suo strumento. Venendo infine citato dalla rivista Rolling Stones come il decimo miglior chitarrista del mondo, che son sempre soddisfazioni (il primo è Jimi Hendryx, che gli soffiò il primo grande amore, Linda Keith e - dice lui a vanvera - l'idea di Hey Joe).


Gemelli creativi
Glimmer twins: così sono stati soprannominati Mick e Keith. E a ragione, visto che il 99,9% delle canzoni dei Rolling Stones le hanno composte loro, quasi sempre in coppia. Loro sono i Rolling Stones, entrambi, nel bene e nel male. Se cade uno, cade anche l’altro.
E, cosa volete che vi dica, per me è stupefacente pensare che due ragazzotti della piccola borghesia di Dartford, uno (KR) studente a tempo perso alla Scuola d’Arte, dove certo non si insegnava musica, e autodidatta di chitarra grazie al nonno, l’altro (MJ) studente modello di economia, inizino a fare musica nei club suonando solo cover dei loro idoli rock e blues e, sì, va bene, sanno suonare l’uno e cantare l’altro, ma ad un certo punto, un produttore li chiude in una stanza ordinando loro di comporre qualche canzoncina, e i due si mettono d’impegno e cominciano a sfornare canzoni a getto continuo e scoprono di possedere un dono che non sapevano neanche di avere.

Il loro metodo non è quello della premiata ditta Lennon/McCartney: se questi ultimi si alternano, al punto che le canzoni dell’uno sono distinguibilissime da quelle dell’altro, la coppia stoniana lavora per anni in piena sintonia, o armonia: a uno viene in mente una frase, una parola, un riff (miagolando senza motivo “Angie, oh Angie..” o, di notte, “I can’t get no satisfaction”, o vedendo un giardiniere e ripetendosi "Jumpin' Jack Flash"), poi la dice all’altro e l’altro ci mette del suo, aggiungendo e perfezionando, finché viene fuori una canzone intera, testi e musiche. Questione di ore, o al massimo di giorni.
E questo può avvenire ovunque, in tour, negli Usa, in un letto d’ospedale, a casa (Gimme shelter gli viene in mente così, guardando il cielo in tempesta, un giorno che è in casa da solo e ha mangiato la foglia su Anita che secondo lui se la fa con Mick sul set di Performance).
Addirittura il Richards maturo – per lo stupore dei suoi compagni occasionali d’avventura – è così sicuro della sua vena da comporre spesso in sala d’incisione: dalle jam session fuori e dentro gli Stones, vengono fuori molti suoi pezzi dagli anni ’80 in poi. E' uno che durante la composizione di Exile on main street, pompato dalla droga e dal sacro fuoco creativo, sta in piedi otto giorni senza chiudere occhio; immagino come fossero ridotti gli altri.


Amicizie virili
Intanto si smonta immediatamente la favoletta tutta giornalistica della rivalità con i Beatles: svariati gli aneddoti su John Lennon, col quale Keith aveva grande feeling, e negli ultimi anni anche su Paul McCartney, anche se i percorsi musicali sono diversi.
A parte questo, l’immagine che il chitarrista dà di sé è di uomo pronto a stringere amicizia con chiunque – se c’è quel feeling immediato che dice lui - e a portarla avanti per sempre, finché morte non li separi; spesso sono degli stronzi, o dei profittatori, o dei fornitori di droga divertenti, e quasi tutti sono stati in galera. Ha un debole per gli avanzi di galera, e se ne vanta. Parecchi muoiono di overdose, come Gram Parsons.

Un capitolo a parte riguarda il rapporto con Mick Jagger, che definisce più fraterno che amichevole (i due, entrambi figli unici, si conobbero bambini) e quindi connotato da quell’amore-odio che tra fratelli può esserci. Per un certo periodo anche i loro legami sentimentali si incrociano; divertentissima la rievocazione di quando Mick, su un set cinematografico, seduce Anita Pallenberg, compagna di Richards (che l’ha soffiata a Brian Jones), e Keith, che lo sospettava da vari indizi, non fa una piega perché tanto anche lui una sera è stato con Marianne Faithfull (scappando dalla finestra, senza calze, all’improvvido ritorno del legittimo fidanzato).
Stupisce leggere che ogni qual volta lui, Keith, stringeva una nuova amicizia, Jagger cominciava a sparlare di quella persona: era geloso, insomma. E stringe il cuore l’analisi impietosa dell’amico, della sua involuzione degli anni 80, delle sue ambizioni ridicole (è vero che gli album solisti di Jagger non se li è filati nessuno), alla ricerca spasmodica di qualcuno da cui copiare l’immagine o il sound, che sia Bowie o Michael Jackson, al costo di perdere non solo la propria autenticità e integrità. Terribile l’episodio in cui la figlia di Richards e le sue amiche si mettono a cantare un testo di KD Lang su una canzone appena composta da Mick, e un inorridito Keith si rende conto di dover telefonare alla svelta agli avvocati per far includere la Lang nei credits, perché Mick (che è “una spugna”) l’ha copiata involontariamente:
Why would you want to be anything else if you're Mick Jagger? Is being the greatest entertainer in show business not enough? He forgot that it was he who was new, who created and set the trends in the first place, for years.

Vuota veramente il sacco, Richards, in questo libro, su Jagger: leggere, per credere, come lo mette alla berlina per le sue ambizioni da baronetto, il dirigismo, la sindrome da primadonna, i passi di danza innaturali, la penosa andropausa con rincorsa delle mode e degli ambienti alla moda. Ammette di non avergli mai perdonato i periodi da solista, poi revocati, che Jagger decise senza minimamente informarne o consultare gli altri membri del gruppo.

Il gruppo... Il gruppo conta, per Richards, conta moltissimo: se fosse uno scienziato della teoria dei giochi, sosterrebbe di sicuro che la cooperazione arricchisce tutti. Per l’individualista Jagger, molto meno.
Si ha anche l’impressione di una differenza di temperamento essenziale: invecchiando, Richards ritiene di aver già dimostrato la sua grandezza e il suo genuino amore per la musica e di poter solo continuare serenamente a essere sé stesso, nel solco delle innovazioni al blue che ha già dato.
Mentre Jagger è, con tutta evidenza camaleontico, portato al cambiamento – cambiare per non morire. Gli piace cambiare donna, accento, pensiero e pure lingua. È appena uscito il suo album con i Super Heavy - Dave Stewart, Joss Stone, Damian Marley e A.R. Rahman, e scusate se è poco - in cui canta perfino in pakistano
.
Sono due modi di essere agli antipodi, e si comprende che a un certo punto i due vecchi amici non si siano più riconosciuti e l’uno si sia sentito tradito dall’altro.


Amori, pochi ma lunghi
Da quando appare in scena la prima e unica moglie, Patti Hansen, nel 1979, la pacchia finisce e le storielle piccanti pure (se ce ne sono state altre, è evidente che per riguardo a lei e alle due figlie, qui non appaiono).
Il prima è quello che ci si aspetta da una rockstar di alto livello, ma caratterizzato da grandi passioni, grande timidezza (“Non sono mai riuscito a fare il primo passo con una donna. Io creavo la tensione, poi stava a lei decidere se provarci o meno”) e un certo rispetto per la donna, mai trattata come oggetto.
Richards monogamo? Tendenzialmente sì, visto che ha avuto solo due relazioni lunghe, di cui una legalizzata, entrambe seguite dalla nascita di figli. A prescindere, naturalmente, dal clima Sixties, che era quello che era e nel quale nessuno, se non altro per non passare da sfigatello all’antica, si sognava di dare o di pretendere fedeltà sessuale.

Non si fatica a credere alla sua quasi venerazione per la valchiria, mezzo italiana, mezzo tedesca, Anita Pallenberg: attrice, modella e pittrice, già compagna di Mario Schifano e poi di un membro degli Stones, quel Brian Jones che, a detta di Richards, la picchiava venendo ricambiato con gli interessi.
Dissero che gliel’avevo rubata. Io credo di averla riscattata.”
Ma l’impressione di un rapporto umano, istintivamente rispettoso, affettivo e affettuoso con l’altro sesso, si respira in molti passi del libro, e i camei delle donne passate nella sua vita suonano tutti come veri e propri omaggi al femminile.

Qua e là accenni alle donne ufficiali di Mick Jagger, ma si intuisce che Richards non ha voluto infierire né spettegolare, nonostante una mezza paginetta che rievoca tutte le donne di Mick – tutte – che prima o poi hanno pianto sulla camicia dello “zio Keith”, sporcandola di trucco, per i tradimenti dell’incorreggibile fedifrago.
La perfidia se l’è tenuta tutta per descrivere il loro rapporto, quello tra i glimmer twins.


Bestioline
Ci sono molti animali salvati: gattini come Voodoo, che darà il nome al Voodoo Lounge tour (bellissima la foto del chitarrista che tiene in spalla questi venti grammi di bestiolina soriana); e cani come l’indomito Rasputin, salvato dalle strade di Mosca. Gli unici che Richards non sopporta sono i pappagalli e gli uccelli canori: di uno che disturbava le sue fasi di composizione, alla fine si liberò:
Mi sembrava di avere in casa Mick Jagger tutto il giorno.”


Ricette improbabili
Sul sito Idioteque trovo finalmente la spiegazione che Google Translator si rifiutava pervicacemente di darmi:
“Bangers and Mash”: tipico piatto londinese servito nei pubs, a base di salsicce (“bangers” – la denominazione deriva dal fatto che le salsicce “bang”, ossia esplodono, durante la cottura) e purè (“mash” – che nasce come contrazione di “mashed potatoes”).
Detto questo, Keith Richards, che con la vita che fa spesso mangia da solo e/o agli orari più assurdi, a pag. 588 di questo libro ci fornisce la sua ricetta dei Bangers and Mash, e penso converrete con me che possiamo anche risparmiarcela.

Poi c’è un episodio molto gustoso, su una delle sue arrabbiature, quando al matrimonio della figlia Angela (vero nome Dandelion, grazie a quella sciroccata di Anita) alle tre di notte fece una scenata perché erano spariti i suoi cipollotti. il malcapitato ladruncolo si nascose fra i cespugli per tutta la notte.


Keith Richards (with James Fox)
Life
Phoenix, paperback edition, 2011

musica
26 luglio 2011
Canzoni - Best Pop of the 80's

dal video di "Slave to love", Bryan Ferry


Sì, sono uscite tutte tra il 1980 e il 1989.
Sì, sono tutte inglesi o americane... per gli italiani, se ne avrò voglia, farò una top ten apposita.
E sì, sono tutte schifosamente pop: il rock, il jazz (Sade compresa) e gli altri generi meritano un trattamento a parte, e tutte in una top ten non ci stavano!

La selezione è stata durissima, ad esempio ho dovuto togliere Madonna, che con Like a prayer un posticino se lo sarebbe meritato.
Per non dire dei Duran Duran e degli Spandau Ballet, che onestamente mi piange il cuore a lasciar fuori
The chaffeur, Hungry like the wolf, Save a prayer... oppure I’ll fly for you, che è stupenda.

More than I can bear
dei Matt Bianco, è ineccepibile e ancora ascoltabilissima, ma non mi dà – così come non mi dava all’epoca - gli stessi brividi di certe altre.
Per far quadrare i conti, molto a malincuore ho tolto anche Domino dancing
dei Pet Shop Boys, che mi piace moltissimo ma alla fine dei conti è di fine decennio e spero di ripescarli nella classifica degli anni ’90, magari con la canzone che cantano con Dusty Springfield.
Per la stessa ragione ho tolto dalle semifinali Marc Almond – Tears run rings, in quanto il suo capolavoro (Tainted love, con i Soft Cell) è del 1991 e lo incoronerò là.

Enormi sensi di colpa anche per avere trascurato l’intera discografia dei Cock Robin e il pezzo unico The power of love (attenzione, quella della semisconosciuta Jennifer Rush, non la successiva insignificante versione di Celine Dion; e no, non ha nulla a che fare né con l’omonimo capolavoro dei Frankie Goes to Hollywood, né con il pezzo rock che fu colonna sonora del primo Ritorno al futuro).
Infine, a malincuore, proprio per fare posto ai FGTH, ho tolto Bryan Adams – Heaven: ah, dolce Bryan, ancora oggi ti ascoltiamo e ancora oggi dobbiamo ammettere che, dopo, non hai più prodotto nulla a quell’altezza.

Quello che rimane sono pezzi, tutti, per un motivo o per l’altro, indimenticabili, tutti con un loro significato, talvolta anche politico, talvolta semplicemente privato, e tutti dall’inconfondibile sapore anni ’80.
L’ordine è assolutamente arbitrario: il mio.


1
Frankie Goes to Hollywood -
The power of love
Il video presepe-style non è niente di che. La canzone, invece, è un capolavoro non solo del pop anni ’80, ma della musica inglese del XX secolo in generale.
http://youtu.be/ShN8UIk5-mw


2
Alphaville –
Forever young
Il video è quanto di meglio si possa concepire in termini di trash teutonico.
Dite che potevo anche scegliere Big in Japan o Sounds like a melody? Avete ragione, perché sono splendide anche loro.
http://www.youtube.com/watch?v=t1TcDHrkQYg


3
Bryan Ferry –
Slave to love
Questo
(http://youtu.be/UH1CMCtV4toè il video ufficiale, ed è bellissimo. Se volete rivedere solo Kim Basinger cercate su Youtube alla voce Nove settimane e mezzo.


4
Mike Oldfield -
Moonlight shadow
Be’, qui c’è poco da dire. Genio e classe istintiva. Bisogna solo godersela, va’. La voce, per chi non se lo ricordasse, è della cantante folk Maggie Reilly.
http://youtu.be/tt8d3Shlfrg


5
Talk Talk –
Such a shame
Ma ve lo ricordate il video con gli animali notturni? Geniale. Invece questo è più minimalista:
http://www.metacafe.com/watch/2215098/talk_talk_such_a_shame_hq/


6
George Michael -
Careless whispers
In teoria varrebbe lo stesso ragionamento fatto per Duran e Spandau, ma la vita è ingiusta e quindi George, che all’epoca non aveva ancora sciolto gli Wham, rimane. Perché la canzone, nel suo genere (che, ripetiamo, è il pop) è perfetta.
http://youtu.be/OSRLDskFhvc (esiste una versione recente del video con traduzione simultanea gay, tipo "ma guarda che ss’ha da fa’ pe’ campa’ ")


7
Bronski Beat –
Small town boy
Mi piaceva la loro energia proletaria da nord Inghilterra, mi piaceva il falsetto isterico di Somerville, mi piacevano i loro pezzi. Un po’ meno Jimi da solista.
http://youtu.be/jQdq5YUo_2s


8
Depeche Mode –
Never let me down again
Adoro tuttora i DM. Adoro le loro melodie tormentate, i loro video stralunati (questo in b/n con il vecchietto e l’automobile da antiquariato è un esempio d’eccellenza), i loro personaggi da teatro dell’assurdo, la loro macchina da spettacolo.
http://youtu.be/L39uWBhBk0A


9
Cyndi Lauper –
I drove all night
Forse non c’entra niente con il resto della top, ma definirla rock mi sarebbe parsa una forzatura; il pezzo è intenso ma decisamente pop. Per la cronaca, è stato inciso anche da altri, fra cui l’onnivora Celine Dion.
Se qualcuno si stesse chiedendo perché Cyndi sì e Madonna no, v. alla voce George Michael. Aggiungerò che, in prospettiva, mi sono resa conto di come la Cyndi, che all’epoca mi pareva volgarotta e perditempo, abbia fatto meno album e molti meno soldi, ma rispetto alla collega italoamericana possegga più autenticità e originalità.
http://youtu.be/cMOSlQtRDIU


10
A-ha - I’ve been losing you
Diciamolo: potevo anche scegliere The Sun Always Shines on TV
, bella canzone, splendido video. Una scelta del tutto arbitraria, quindi.
C’era proprio bisogno degli aitanti e norvegesi A-ha? Secondo me sì. Non avranno reso il mondo un posto migliore, ma il cantante Morten Haket e gli altri, con quei ciuffi e quelle mascelle alla Ridge, la loro porca figura la fanno sempre.
http://youtu.be/jezludgogNs

musica
9 ottobre 2010
Auguri

Oggi l'ex Beatle John Lennon festeggia settant'anni. Al divo un po' invecchiato ma ancora in forma non si sa se grazie allo yoga o alla quinta moglie o al consumo di riso integrale iniziato nel 1974, vanno gli auguri di tutta la redazione nella speranza che il nuovo album, uscito proprio oggi e bellissimo, abbia il successo che merita.

Intervistato da Rolling Stone per il numero speciale di ottobre, John ha detto:
"A volte mi sveglio la mattina e mi sembra che la mia vita sia stata tutta un sogno... credevamo di fermare la guerra con i bed-in e le marce della pace e i concerti nei parchi ma forse erano solo parole al vento, se nonostante tutto ci sono stati Bush Sr, Bush Jr, due inutili guerre in Iraq, un'inutile carneficina di soldati in Afghanistan e Bin Laden è ancora libero e ride di noi."
"Per questo gli ha provocatoriamente dedicato la copertina di 2010?"
"Sì. E' il grande joker della nostra epoca. E' la dimostrazione che niente cambia mai e che le forze del male tendono sempre a trionfare."
"Lei non ha più l'ottimismo di un tempo."
"Vorrei vedere te."


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. cultura musica john lennon

permalink | inviato da dalle nebbie mantovane il 9/10/2010 alle 11:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
spettacoli
19 settembre 2010
Al Fuoriorario

Non ha la poesia o il talento drammatico di Vinicio Capossela.

Non si capisce quando parla. Anche perché sfido chiunque a capire un argot ispano-italico-boh che mette nella stessa frase Maradona, Che Guevara, la lotta armata e Sapore di Mare.

La sua corista ha molta più voce di lui.

La band è composta da ragazzini che sembrano appena assunti per sostituirne altri scappati dopo vari mesi senza paga.

Però vedere Tonino Carotone in concerto è un vero spasso.

sfoglia
  

Rubriche
Link
Cerca

Feed

Feed RSS di questo 

blog Reader
Feed ATOM di questo 

blog Atom
Resta aggiornato con i feed.

Curiosità
blog letto 1 volte

La democrazia è fatta per gli anglosassoni: noi latini andiamo dietro a chi urla più forte (Antonio Tabucchi, Sostiene Pereira)

E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia (Blade Runner)

Il bello di essere al governo è che se una cosa non ti piace, puoi  renderla illegale (I love Radio Rock)

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 07.03.2001. L'autore, inoltre, non ha responsabilità per quanto riguarda i siti cui è possibile accedere tramite i collegamenti interni al sito stesso, forniti come semplice servizio agli utenti della rete. Il fatto che il blog offra questi collegamenti non ne implica l'approvazione, sulla cui qualità, contenuti e grafica l'autore declina pertanto qualsiasi responsabilità, così come declina responsabilità di qualsiasi tipo sui commenti inerenti ai post.

Il materiale inedito è proprietà letteraria dell'autore del blog.

Paperblog : le migliori informazioni in diretta dai blog




IL CANNOCCHIALE