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letteratura
1 dicembre 2011
L'ardente pazienza

Da anni, per colpa dell'uso improprio fattone da un politico che non nomino neppure, circola in rete la bufala che questa poesia sia stata scritta da Neruda.

Invece no.

E' di Marta Medeiros, giornalista e scrittrice brasiliana, titolo originale A morte devagar (1990).

 

Lentamente muore

Lentamente muore
chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno
gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente
chi evita una passione,
chi preferisce il nero sul bianco
e i puntini sulle "i" piuttosto che
un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro
chi non rischia la certezza per l'incertezza
per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli
sensati.

Lentamente muore
chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.

Muore lentamente
chi distrugge l'amor proprio
chi non si lascia aiutare;
chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna
o della pioggia incessante.

Lentamente muore
chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di
respirare.

Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento
di una splendida felicità


letteratura
24 agosto 2011
Haiku dei 40°
 
Stamani il condizionatore in ufficio
imita il suono del vento.
Speriamo non stia per rompersi di nuovo.
letteratura
25 maggio 2011
Ode al Gutron

T'amo pio Gutron; ratta sensazione
Di energia e di vigor mi monta al collo,
quando le gocce della soluzione
lascio cader giù nel bicchiere a mollo.

Formicolante ho allora una visione
Leste zampette assumono il controllo
Della mia bassa, infima pressione
E rende grazie il sangue mio satollo.

Dai miei quaranta/ottanta allor risalgo
Ai valori ottimali, e mi conforta
Saper che non cadrò lunga distesa.
letteratura
17 maggio 2011
Treno Pavia-Mantova
La Certosa è superba
sotto nuvole nere
ma le risaie scarse
non mi appagan lo sguardo.
C'è il sole e piove
(Lodi),
passiamo l'Adda
(Renzo!),
corre un lepre leggero
mettendomi allegria.

Amo anche l'airone,
severo, funerario,
il falco temerario e il luartìs,
ottimo nel risotto.
Non reggo più il sambuco
onnipresente, troppo,
e nemmeno le gazze,
maggiordomi impettiti
che confondo coi corvi.

Casolari diroccati
ricordan Bertolucci.
Filari e orti,
scorrono tralicci.

Chiudo
Mal'Aria;
morte, oscurità;
non indagare, non voler sapere.
Le risposte,
le verità,
non fanno mai piacere.
letteratura
8 maggio 2011
Le conseguenze delle astinenze
(raccolta Favole da social network)

Che strano,
non ti ho ancora mai avuto
e forse non ti avrò del tutto mai
eppure mi dai un brivido fatale,
mi vien la pelle d'oca, che banale.

Colpa tua, che al momento del saluto
quatto quatto sei venuto lì da me,
le nostre facce a quindici millimetri,
due bacetti sulle guance mi hai stampato,
ma gli occhi grandi come due televisori
gridavano portami via con te.

Un'onda di piacere nella pancia,
un senso di trionfo udendo il click
quando premo "messaggi" e ce n'è uno,
e quell'uno proviene dal tuo nick.

Strani scherzi fa un anno di astinenza,
un anno e quattro mesi peggio ancora,
un insensato tour di resistenza.
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