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opinioni su letteratura, cinema, attualità e non solo
letteratura
7 ottobre 2009
Per sempre qui - FINE

30 ottobre – Nevica da due giorni. Ho passato la giornata al bar dei pescatori, in mezzo a una puzza di pesce disumana, sorseggiando caffè alternato a ouzo. Il riscaldamento non c’è, per cui.
Sto cominciando a capire la lingua. I pescatori, che in questo periodo non lavorano a parte qualche piccola riparazione, passano le giornate al bar pure loro, giocando a scacchi o leggendo il giornale. Così mi sono fatto qualche amicizia e i loro passatempi stanno diventando anche i miei. Mi sono perfino disintossicato dall’Osservatore Romano: ora leggo, gratis, Tà Neà o l’impronunciabile Eleftherotypia.
Però che meraviglia veder nevicare sul mare. Oggi ho fatto più che altro questo.
Ieri sera, per conferma, ho chiamato i miei: ovviamente a Como fa così caldo che sono ancora in maglietta. Maledetto effetto serra.

Ho scoperto che Yelena fa una zuppa di cavoli e manzo strabuona. Ormai vado spesso a cena da lei, oppure viene lei da me e le faccio gli spaghetti con le vongole e il pomodoro, che per qualche strana ragione lei ha eletto a simbolo dell’Italia.
Stiamo ipotizzando di andare a vivere insieme per dividere le spese. L’importante è che fra qualche mese lei non mi chieda di portarla in Italia: avrei proprio fatto tutto per niente. Piuttosto emigro un’altra volta, tanto mi sono accorto che non è poi questa gran perdita. A me non dispiacerebbe provare il Costarica o il Cile, mentre lei ha sentito dire che si vive da dio in Islanda.
Scusate, ora vi saluto perché alle 5 ho un colloquio di lavoro: pare che mi assumano al cantiere navale.

FINE

letteratura
24 settembre 2009
Per sempre qui - XII

4 ottobre - Oggi pomeriggio, facendo la spesa, mi è successa una cosa.
La cassiera, una biondina che non sorride mai, mentre pagavo mi ha salutato e mi ha sorriso a trentadue denti.
Ero così incredulo che ho fatto cadere l'ombrello tra le gambe dell'anziana signora in coda dietro di me, la quale ha iniziato a maledirmi in greco. O a lamentarsi, non sembrava proprio incazzata, diciamo in vena di lamentarsi. Scommetto che se ci fossimo capiti mi avrebbe attaccato un gancio pazzesco sull'artrite, la pensione bassa, le sessantacinque medicine che deve prendere ogni giorno e la dentiera da cambiare.
Mi sono scusato nell'unico modo che conoscevo, cioè con una litania di parakalò, e la cassiera si è messa a ridere silenziosamente e mi ha sussurrato una parola che non ho afferrato. Le ho sorriso, l'ho salutata e sono scappato via.

5 ottobre - Tornato al supermercato con la scusa del formaggio.
Ma lei alla cassa non c'è!
Ah, no, è là, in corsia. Si vede che si turnano. Vado a salutarla.
"Kalimera..."
Mi guarda sospettosa. "Kalimera", dice senza troppo entusiasmo. E dai, sorridimi, non vedi che io ti sto sorridendo, ieri l'hai fatto, che ti costa farlo anche oggi? Ormai ci conosciamo!

Morale della favola: l'ho invitata fuori a cena, e lei ha accettato.
Si chiama Yelena e ha ventotto anni.
Non è greca nemmeno lei. Viene da Kaliningrad, che non ho ben capito se sia in Russia, in Polonia o in Germania, comunque da quelle parti là. Il problema è che il suo inglese è abbastanza elementare, quindi in molte frasi si interrompeva, rimaneva a bocca spalancata e cercava disperatamente di farmi capire un concetto aiutandosi con i gesti, disegnando oggetti incomprensibili sul tavolo, e io a sorridere e a fingere di capire annuendo come un babbuino. Una coppia di cerebrolesi, insomma, uniti dalla nostra condizione di stranieri.
Le ho offerto la pizza al Pizza Hut. A me piace, soprattutto con i peperoni.
E molto carina e non si veste in modo particolarmente sexy, meno male perché le russe che sono abituato a vedere io, quando andiamo (andavano) per locali, sono di tutt'altro tipo.
L'ho accompagnata a casa e non ho nemmeno cercato di salire o di baciarla. Francamente in questo momento preferirei farmi un'amica che farmi una e basta: chi l'avrebbe mai detto.

letteratura
21 settembre 2009
Per sempre qui - XI

30 settembre - Non piove più dalle due di stanotte, quindi vado in spiaggia.
Peccato che la spiaggia come me la ricordavo non esiste più. Dev'essere per via del mare grosso. L'acqua parte praticamente dal muretto del bar (peraltro chiuso con tanto di assi inchiodate), è scura, verde di alghe e abbastanza minacciosa.
Peccato anche che sia l'unico bagnante in tutta Skiatos.
Che faccio?
Mi siedo sul muretto a leggere l'Osservatore Romano in attesa che il mare si ritiri un po', o meglio ci provo, perché il vento forza nove mi piega e mi sposta le pagine come un bambino dispettoso, che non posso neanche menare.
Allora provo a mettere un piede in acqua. Mannaggia, mi ruba la ciabatta, mi tocca mollare il giornale e correre dietro alla ciabatta e CAZZO CHE FREDDOOOOOOOOOO, no, il bagno oggi è impensabile.
Intanto il vento mi ha rubato la pagina centrale, che vola desolata in acqua. Andata.
Non saprò mai cosa c'era scritto.
Aiuto. Ho sempre più freddo. Cosa ci faccio qui?

letteratura
19 settembre 2009
Per sempre qui - X

27 settembre - La scorsa notte un fottutissimo bancomat mi ha mangiato la carta di credito. Ovviamente era la notte tra venerdì e sabato, quindi ho passato tutto il weekend con undici euro e 15 centesimi residui, mangiando (poco) al fast food e senza poter andare né in un bar né in una discoteca, senza poter comprare giornali (ormai sono OsservatoreRomanoDipendente, al massimo compro l'Avvenire, che stranamente ha appena cambiato direttore e non ho capito bene cosa ci sia sotto) e sigarette.

Tanto per cambiare, piove.

Sono andato a cercare il barman asturiano e l'ho trovato che si rollava una canna e guardava la piscina vuota del beach bar, che alcuni uomini stavano ricoprendo con un telo. Dice che sono previsti nubifragi e mi ha consigliato di non prendere traghetti nelle prossime 72 ore.
Hombre, ma dove vuoi che vada? Io qui voglio stare. E comunque in questo momento chi me li dà, i soldi? Mica mi voglio ridurre a telefonare a casa piagnucolando "Mandami un vaglia".
Il barman mi ha stretto la mano, offerto un paio di tiri e annunciato che, per questa stagione, ha finito.
Parte domani, in aereo.
Salvo nubifragi.

letteratura
16 settembre 2009
Per sempre qui - IX

16 settembre - L'appartamento nuovo è più che altro un monolocale, anzi un buco. La tv ovviamente non c'è, il bagno è esterno e composto da lavandino, turca e doccia senza piatto-doccia.
Non è così isolato, domina il paese dall'altro e in una casetta a una decina di metri abita una coppia anziana che in questi giorni sta facendo il vino.
Ho cercato di fare amicizia e di offrirmi come contadino - oh, lo faceva anche mio nonno il vino, cosa credono questi greci? - ma non mi hanno cagato.
Io però non demordo: continuerò a kalimerarli e kalisperarli tutte le volte che li vedo, finché saranno costretti a considerarmi un loro vicino.

Anzi, per dispetto mi sono comprato tutta l'attrezzatura in una ferramenta così adesso il vino posso farlo anch'io. Devo solo scegliere se bianco o rosso. Lascerei perdere il rosé per adesso, troppo complicato.
Peccato che il nonno sia morto, sennò gli telefonavo per rinfrescarmi la memoria.
Ho grandi sogni, mille progetti in testa: potrei comprare un po' di terra e due pecore, maschio e femmina, dopo un po' comincerebbero a figliare e, con un po' di applicazione, nel giro di un paio d'anni potrei mettermi a fare il formaggio e magari venderlo sul mercato italiano. I contatti giusti ce li ho, che ci vuole, basta fare un business plan di stagionatura - stoccaggio - packaging - marketing - branding - distribuzione.
Però, buona quest'uva. Per adesso me la mangio. Col formaggio comprato al supermercato, che è tanto buono.

P.S.: ricordarsi comprare carta igienica.

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