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opinioni su letteratura, cinema, attualità e non solo
letteratura
5 ottobre 2011
9. Nemici di classe

Casini: “La risposta adeguata alla crisi non è lo sciopero generale”.
Non entra nelle dieci caselle.
(da www.spinoza.it)


Nel frattempo il governo tritziniano si era riunito come al solito di notte, alle solite pendici del solito Sjrin-yang. Si era deciso di licenziare, tirando a sorte, il 30% dei dipendenti pubblici, di abolire i Demi (circoscrizioni che corrispondevano alle Province del lontano pianeta Terra), di mettere in cassa integrazione il 30% dei dipendenti privati maschi e di prepensionare le donne.
- Perché solo le donne?, aveva chiesto un sottosegretario al welfare non molto sveglio.
- Che stiano a casa a pulire il culo a vecchi e bambini. Basta co ‘sti immigrati!
- I sindacati si metteranno sul piede di guerra, disse la ministra delle pari opportunità dandosi il fard.
- Regaleremo pannolini agli aventi diritto, replicò il premier, rubandole di nascosto il fondotinta dalla borsetta.

Il 1° maggio (giorno scelto non a caso dopo la scoperta che sul lontano pianeta Terra, in tempi molto antichi, quel giorno era la festa dei lavoratori) l’Esercito di Liberazione della Gioventù fece scoppiare una bomba nella sede del partito di Centro-Alto.
Fu così che si inaugurò la celebre Guerra di Liberazione della Tritzinia (3099-4014).
Nel giro di pochi mesi, grazie al tam tam sul Silliboy© e sullo Zeronet©, i giovani rivoluzionari da poche decine divennero 700, alla fine dell’anno 1.800 e alla fine del 4000 350.000. Tra loro non mancavano le donne, che evidentemente avevano preferito il kalashnikov ai pannolini.

All’inizio i ribelli compivano solo azioni di guerriglia ed espropri proletari di beni di prima necessità (pane, Rayban, camicie Gucci e così via), ma poi decisero di dare un segnale forte e cominciarono ad ammazzare genitori.
- Dovete mettervi nella zucca che il nemico di classe non sono il nano e la sua corte. I nostri nemici sono le generazioni privilegiate, che si sono mangiate tutto e a noi hanno lasciato solo rifiuti. I ge-ni-to-ri, - diceva Ellandor, il leader dell’ELG.
- Ma ci hanno generati, allevati e mantenuti per anni, balbettava lo sprovveduto di turno.
- Mors tua vita mea. Se la sono voluta, - replicava Ellandor. – Questo, per favore, fucilatemelo.
Le esecuzioni avvenivano di giorno, nelle piazze: rapivano una decina di lavoratori, controllavano i documenti d’identità e, se avevano più di quarant’anni, li mettevano al muro scaricando una raffica di mitra sui nuovi “nemici di classe”.

Dopo i primi 4 morti, Aimirs fece timidamente osservare che anche lui avrebbe compiuto quarant’anni a giugno, così come molti altri compagni di lotta o potenziali fiancheggiatori. Gli fu data ragione, e l’età minima per la condanna a morte elevata a cinquant'anni.
- E i nonni, non li ammazziamo?, chiese un tizio che era stato allevato da un bisnonno manesco e alcolizzato, e non vedeva l’ora di regolare i conti.
- No. Ci servono le loro pensioni: andate e fatevele dare, senza spargimenti di sangue.


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letteratura
29 settembre 2011
8. Game over

La Fiom: “Ci volete schiavi, ci avrete ribelli”.
Va bene, ma prima finite quella piramide.
(da www.spinoza.it)


Finché nel telegiornale della sera, il 30 aprile 3099, come una bomba atomica, arrivò la notizia che ormai da tempo si sussurrava negli ambienti politici e che nessuno osava ripetere ad alta voce: le riserve di omicron vulcanico della Tritzinia erano finite. The end. Kaputt. Game over.

I Giovani, sia quelli che stavano smanettando con i loro Silliboy©, sia quelli che stavano facendo fare il ruttino ai bimbi, aprirono le orecchie e spalancarono gli occhi.
Il giorno dopo, le multinazionali straniere ritirarono i loro capitali dalle banche tritziniane, i titoli di Stato nazionali crollarono e i giornali non uscirono. Per strada, una strana atmosfera e un silenzio sospeso dominavano tram, autobus e stazioni della metropolitana. La gente si scrutava con un misto di diffidenza, paura e sospetto.
Con cosa sarebbero stati pagati gli stipendi, adesso? E le pensioni?

In quella folla c’era Aimirs Zallan, che ancora lavorava per un laboratorio di ricerca scientifica con un contratto a progetto, nell’attesa – forse – che sua madre andasse in pensione e gli cedesse il posto da impiegata delle ferrovie.
Mentre saliva sul metro, Aimirs ebbe l’impressione che i Giovani presenti nella carrozza si guardassero con aria cospiratoria e lo additassero. Notò che nessuno di loro stava smanettando con il Silliboy© come di solito in metropolitana. E anche che un paio di signori sulla cinquantina, vestiti da tennis, lo guardavano male. No, si disse, sei il solito paranoico.
Ma quando scese a Fullakin Central, nell’ombra di un androne, un braccio d’acciaio lo bloccò:
- Seguimi senza opporre resistenza, Zallan.

Due tizi in jeans e giacca a vento, i visi nascosti dai cappucci delle felpe, lo spinsero fino a un salone di barbiere, la cui serranda fu tirata giù all’istante da altre mani. Passarono nel retrobottega: Aimirs si ritrovò in una stanza piccola e semibuia con altre quattro persone che non poteva vedere in faccia.
- Parola d’ordine, disse una voce cavernosa.
- Bamboccione, rispose secco il suo accompagnatore.
- Ma, ma... ma cos’è, uno scherzo? Jinn, Aruoz, siete voi? Va be’ che siete disoccupati, ma...
- Noi siamo l’Esercito di Liberazione della Gioventù. Ti abbiamo scelto tra mille per arruolarti tra noi.
- Sì, sentite, mi fa piacere, ma io stavo giusto andando al lavoro. Se il capo non mi vede, mi detrarrà una giornata di paga, e io ho moglie e due figli piccoli, non me lo posso permettere.
I sedicenti liberatori lo fissarono, disgustati.
- Sei uno schifoso CoCoPro?
- Purtroppo sì, ma mi hanno promesso che forse, se lecco i piedi giusti, l’anno pros...
- Allora non hai nulla da perdere a unirti a noi. Ma molto se non lo fai.

Uno dei tizi in ombra gli si parò davanti, gli mise le mani sulle spalle e gli si rivolse con voce accorata: - Vieni con noi, Aimirs! Quando tornerai, la tua famiglia ti sarà grata, più che se ti fossi prostituito per due scudi al mese.
In quel momento Aimirs riuscì a vederci abbastanza da riconoscerlo: - Eon De Vries!, esclamò. – Noi due eravamo nello stesso corso a Scienza delle Merendine! Eri il primo, al seminario sulla Girella!
- Sì, - fece l’altro imbarazzato. – In effetti mi ricordo di te.
- Non dovrete più vergognarvi, d’ora in poi, - disse una voce femminile molto sicura di sé. – Uccideremo i nemici dei giovani che ci opprimono e libereremo questo Paese da tutta la spazzatura che lo soffoca.
- Io non ho mai ucciso neanche un ragnetto, sussurrò Aimirs.
- Imparerai, smidollato.


[CONTINUA NELLA PROSSIMA PUNTATA]

letteratura
27 settembre 2011
7. Morte al passeggino!

Una deroga all’articolo 18 faciliterà i licenziamenti. E ancora non sono passati alle deroghe pesanti.
(da www.spinoza.it)


Ma un bel giorno, una coppia di Giovani tritziniani molto belli e molto ricchi, lei attrice del cinema, lui musicista, annoiati dalla ripetizione che si annidava nelle loro esistenze edoniste e materialiste, lanciarono una nuova moda: basta con gli aperitivi, le facili conquiste, le droghe sintetiche, i viaggi estremi!
La cosa più rivoluzionaria era fare i genitori! Si misero a figliare come conigli, adottando nei tempi morti e arrivando nel giro di 6 anni alla bellezza di otto figli - cinque femmine e tre maschi, di vari colori. Il nuovo grido di battaglia era: riproduzione, morte al passeggino, portarseli dietro ovunque e possibilmente farsi fotografare con tenere espressioni in compagnia dei pargoli.
Le multinazionali fiutarono l’affare e iniziarono a regalare alla coppia articoli di ogni genere per assecondare la nuova tendenza.

Dapprima la moda si scatenò tra vip e figli di miliardari ma presto, come tutti i trend, si diffuse negli strati intermedi e infine bassi della popolazione. Gli spot pubblicitari martellavano implacabili sul concetto: per essere figo non devi avere solo l’orologio tale, la maglietta tale, il profumo tale, ma anche un’auto familiare della tal marca, il seggiolone superavanzato e le scarpine da bebé firmate.
Da un giorno all'altro il Silliboy© divenne un ammenicolo da sfigati. Il tasso di figli a famiglia schizzò dall’1,4 al 3,9% nel giro di qualche anno. Solo che...

Solo che c’era un grosso problema: quei Giovani in età riproduttiva, per lo più figli unici, che ancora non votavano e ancora non lavoravano, erano di fatto mantenuti dai genitori, ma la crescita della famiglia, il latte in polvere, i pannolini, il pediatra etc. erano un costo troppo alto rispetto agli stipendi e alle pensioni percepite dai neononni.
Di questo particolare aspetto la coppia-testimonial famosa non aveva parlato: i due infatti lavoravano da anni, con contratti fiabeschi, a differenza del resto della popolazione giovanile di Tritzinia.
Non solo, ma questo lavaggio del cervello da parte della pubblicità aveva convinto a riprodursi molte persone che, se fosse dipeso dalla loro attitudine, dalla loro maturità e dalle loro capacità accuditive, giammai sarebbero arrivati a quel passo fatale.

Inoltre, i neononni tritziniani, abituati a godersi la vita, non erano affatto felici di occuparsi nel tempo libero dei nipotini; i loro figli, abituati a non far niente dalla nascita, ne erano meno entusiasti ancora, per cui tra asili nido, asili e baby sitter i risparmi delle famiglie si erodevano sempre di più, inesorabilmente.
Accadde così che da un giorno all’altro alcuni genitori e nonni si trovarono il conto in rosso e valutarono la possibilità di smettere di mantenere figli, nuore & nipoti. Nelle famiglie iniziarono a volare parole grosse:

- Trovati un lavoro, sfaticato!
- Volentieri ma come, se tu non ti decidi ad andare in pensione?
- Ho solo 50 anni, cretino! Me ne mancano 4, e con l’aria che tira, chissà se me la daranno mai, la pensione!
- Ma voi ci avevate promesso di lasciarci il posto, un giorno! Traditori!
- Be’, abbiamo cambiato idea! Trovati qualcos’altro da fare!

oppure:

- Tu la devi smettere di andare alla Canottieri a giocare a canasta con quelle altre vecchie!
- Vecchia sarai tu! Io, alla tua età, facevo il giro della Nuova Zafralonian in interrail da sola con cinque maschi, ah ah!
- Vergognati, mamma! Hai due nipotini!
- Non te l'ho mica ordinato io di fare due figli uno attaccato all'altro, cara! Cavoli tuoi e di quell'ingegnere dei Lego che ti sei trovata!
- Sarà mica colpa di Alderigo Maria, se quando manda il curriculum non gli rispondono neanche?
- Sarà mica colpa mia se voi siete degli incapaci?

Anzi, certe coppie di consuoceri litigarono e smisero di rivolgersi la parola, per non essere riusciti a scaricare gli uni sulle spalle degli altri il peso delle nuove generazioni.
L’unica cosa logica da fare, e molti giovani l’avrebbero anche fatta volentieri, era mettersi a lavorare, ma come, se la disoccupazione era al 40% e quel poco lavoro era tutto già assegnato ai loro genitori? Finché un bel giorno...


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23 settembre 2011
6. Si torna al metodo Luttazzi

Il governo aumenterà l’Iva per non alzare le tasse. In pratica ci inculano per non sodomizzarci.
(da www.spinoza.it)


Fu allora che il Presidente della Repubblica di Tritzinia, nel pieno rispetto delle Dodici Tavole, costituì un governo Alto-Basso, con l’appoggio esterno del partito dell’Alto, auspicando, con un nobile discorso alla nazione, "che parti sociali e partiti politici tutti si assumessero le loro responsabilità".
Il partito di Centro-Alto, che ormai aveva nel suo elettorato più pensionati che lavoratori, essendo finalmente all'opposizione e non rischiando nulla, propose due misure draconiane: pensione a 80 anni per tutti e spedizione dei Giovani disoccupati sul pianeta Klinghor per conquistare nuove colonie, ma la proposta fu bocciata.

Nel 3093 il governo “di coalizione e di responsabilità nazionale” fece una nuova manovra che non aumentava le tasse, emetteva nuovi titoli di Stato (il doppio dell’emissione precedente) ed elargiva mini-indennità ai disoccupati.
- Non abbiamo messo le mani nelle tasche dei tritziniani!, gongolò in tv il nuovo premier, un nano con il lucido da scarpe in testa, nominato dal partito dell’Alto.
- E le pensioni?, chiesero i sindacati.
- Intonse!, giurò il nano.
I sindacati ne furono molto lieti e misero via le bandiere e gli striscioni già pronti, senza accorgersi che le clausole a piè di pagina della nuova manovra prescrivevano che:
- dal 3094 la liquidazione dei neo-pensionati sarebbe stata tassata del 20% e corrisposta dopo 2 anni dalla fine del rapporto di lavoro,
- che da quell’anno le pensioni stesse sarebbero state tassate del 25% per finanziare misteriose “opere di risanamento e di sviluppo economico”;
- che l'accisa sulla benzina aumentava del 20% e l'imposta sui beni alimentari del 10%.

Nel frattempo i Giovani continuarono sereni e imperturbabili a giocare e ascoltare musica con il Silliboy©, e qualcuno più sveglio anche con lo Zeronet©. Del resto quel comportamento era normale ed accettato da tutti, in Tritzinia, a differenza di altri Paesi più severi dove capitava che i Giovani fossero apostrofati da un ministro come “bamboccioni”.
Però, dietro l’apparente spensieratezza, erano inquieti: continuavano, come appreso dai genitori, a comprare abiti inutili, scarpe inutili e cappellini inutili che poi non sapevano dove stipare, a studiare in costosissime università per corsi dal contenuto assolutamente inutile, pur sapendo benissimo che il mondo del lavoro di quei corsi non sapeva cosa farsene, a farsi mantenere senza sensi di colpa dai genitori lavoratori e dai nonni pensionati, ma...


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letteratura
22 settembre 2011
5. Vai coi tagli!

Oggi il governo chiederà la fiducia al Parlamento. E la implorerà ai mercati.
(da www.spinoza.it)


Il giorno dopo l’insediamento, il direttore generale dell’Ente Pensioni di Tritzinia si recò con il cappello in mano dai nuovi governanti e spiegò loro, tabelle e grafici alla mano, che l’ente era al collasso. Semplicemente, non c’erano più soldi per pagare le pensioni.
- Ah, disse il premier grattandosi la testa sotto il riporto biondo-ariano.
- E perché non è andato a dirlo a quelli di Centro-Alto, lei?, chiese severo il ministro delle finanze.
- Gliel’ho detto due anni fa, ma erano sotto elezioni e hanno preferito tenere per sé la notizia.
- Ah. Vorrà dire che finanzieremo il deficit dell’ente con l’emissione di nuovi titoli di Stato, disse il premier.
- Ma abbiamo già un deficit del 120% sul Pil, disse il ministro delle finanze.
- Io suggerirei di tagliare la spesa sociale e di rivedere l’età pensionabile, suggerì il ministro degli interni.
- Secondo i nostri calcoli bisogna innalzarla minimo a 65 anni.
- Per chi?
- Per tutti, Presidente!
- Ma se tagliamo la spesa sociale, come faremo a mantenere la nostra promessa di aiutare i giovani disoccupati? Almeno aumentiamo le tasse per i ricchi, tuonò sdegnato il ministro del welfare.
- Vedremo, disse il capo del governo.

Nel frattempo i Giovani tritziniani erano tutti chiusi in casa, affaccendati a mandare xms pasquali a raffica, ascoltando musica pasquale con i loro Silliboy©.

Come era facilmente prevedibile, quando il governo andò in parlamento a spiegare che bisognava approvare in tempi stretti i tagli e la nuova riforma delle pensioni, l’opposizione annunciò, sdegnata:
- Giammai! Proteggeremo i cittadini con il nostro corpo da un così iniquo provvedimento! Ecco a cosa porta il vostro governo: lacrime e sangue! Comunisti!
E quando il partito di Centro-Basso rinfacciò a quello di partito di Centro-Alto di sapere da due anni del drammatico deficit dell’ente pensioni, i ministri uscenti negarono, come avrebbe fatto chiunque al loro posto.
A ciò si aggiunse la fiera opposizione del partito del Basso, che aveva fra il suo elettorato solo lavoratori e minacciò di far cadere il governo, se solo si fosse azzardato a toccare le pensioni.
- Mettete la patrimoniale sulle rendite dei miliardari, piuttosto! Fate pagare l’Ici alla Chiesa del Settimo Sigillo, perbacco!
- Ecco, noi veramente siamo preoccupati anche per i Giovani, che non solo non hanno lavoro, ma quando lo troveranno...
- Appunto! Avevate o no promesso di aiutare i Giovani a trovare lavoro?

Ma il governo di Centro-Basso, che si sentiva in colpa verso quello di Centro-Alto e non voleva farsi subito una cattiva fama presso i miliardari, i religiosi e gli imprenditori, tentennava.
Prese tempo, fece dichiarazioni, sondaggi segreti e tre mesi dopo propose una manovra che finanziava il deficit con nuovi titoli di Stato tritziniani da vendere ai mercati stranieri, aumentava l’età pensionabile a 60 anni per gli uomini cui mancavano 3 anni alla pensione, non toccava né le rendite né i privilegi ecclesiastici e dava alle imprese piena facoltà di assumere a tempo determinato e di licenziare senza giusta causa.
I sindacati andarono in piazza portandosi dietro i loro iscritti, cioè pensionati e lavoratori alle soglie della pensione. Il giorno dopo, il partito del Basso ritirò i suoi voti e il governo cadde.
Nel frattempo i Giovani, che non leggevano i giornali, continuarono imperterriti a spedirsi 15 xms natalizi al giorno, ascoltando musica natalizia con i loro Silliboy©.


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