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opinioni su letteratura, cinema, attualità e non solo
TECNOLOGIE
20 settembre 2012
Lui

Lui che mi fa diventare matta.

Lui che mi illude di poter aprire insieme nuove pagine e poi, invece, alla prova dei fatti, giriamo sempre attorno alle stesse vecchie cose. Perdendo tempo, io più di lui. Chiedendomi perché il destino mi abbia affidato proprio lui.

Lui: così infantile, inaffidabile, antiquato.

 

Dio, quanto lo odio!

 

Io cerco disperatamente di comunicare con lui nel modo più gentile, chiaro, corretto, trasparente, giuro. Mi sforzo, ci provo ogni giorno, ma lui niente!

È come se parlassimo due lingue diverse: fa solo quello che gli pare, anzi, la cosa peggiore è che non soltanto non mi ascolta e non collabora – rendendo la nostra quotidianità un inferno in cui silenzi micidiali e micidiali bestemmie si alternano armoniosamente – ma spesso mi dà la sensazione di essere paralizzato, bloccato, senza una volontà e un minimo di razionalità. Sembra sempre che la sua clessidra giri a vuoto.

 

Sì, lo confesso: almeno una volta al giorno, se non di più, mi tocca spegnere e riaccendere il computer del mio ufficio.

 

Il 386 Olivetti su cui scrissi la tesi di laurea era molto più affidabile, nella sua povertà di mezzi.

Perché, perché, perché mi tocca lavorare con un simile ammasso di ferraglia?!?


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permalink | inviato da dalle nebbie mantovane il 20/9/2012 alle 9:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
consumi
12 dicembre 2011
Stendiamo un velo di burro

Con tutto quello che succede nel mondo, pare ridicolo infognarsi a commentare eventi superficiali come la carestia del burro in Norvegia (www.corriere.it/esteri/11_dicembre_11/norvegia-burro-burchia_0a112d22-2407-11e1-9648-0971f64f00f8.shtml).

Ma io, signori, seguo la linea di Amici miei e Sotto il culo della rana (peggio va e più dobbiamo riderci sopra) e quindi mi butto a pesce sulla notiziola frivola del giorno. Pur facendo una certa fatica a immaginare gli scaffali dei supermercati norvegesi (cari come gioiellerie) desolatamente privi della preziosa sostanza giallastra.

Quanto burro consumano i norvegesi? Tanto, ma tanto, ma tanto, ve lo dice una che c'è appena stata. Tanto che il turista, al terzo giorno, dà di matto e comincia a frequentare loschissimi ristoranti thailandesi, malaysiani, perfino finte pizzerie, pur di trovare qualcosa che non contenga latticini. I dolci nordici sono pannosi e burrosi, sulle loro colazioni meglio stendere un velo pietoso (di margarina?), a pranzo e cena non vi mancherà mai il cestino del pane abbinato a deliziose coppette di burro normale o, alternativa molto à la page, aromatizzato all'aglio (una delizia).

Non che qualcuno possa affermare che tedeschi, danesi, svedesi etc. siano da meno, anzi. Quelle belle guanciotte rosa e pienotte di grandi e piccini accomunano tutti questi simpatici popoli presso cui ho avuto già tante volte il piacere di soggiornare. Ma i norvegesi, evidentemente ubriacati non solo dall'acquavite ma ancor più dalle inesauribili riserve petrolifere che li rendono ricchi, hanno dimenticato quando erano poveri emigranti che sopravvivevano a stoccafisso e patate; hanno pensato bene, anzi, di inventarsi una dieta ricca di grassi (come se la loro dieta usuale non lo fosse già in maniera terrificante) che ha esaurito le scorte e fatto rincarare i prezzi.

Come faranno per Natale? E se cominciassero a importare un po' più di sedano, di carotine novelle, di radicchio trevigiano? L'ananas al posto della millefoglie? I pomodori gratinati invece delle zuppe di pesce come quella che hanno servito a me a Stavanger (90% di panna, 8% di porro, 2% di salmone)?

DIARI
30 novembre 2011
Guantità

Ogni mattina mi riprometto di metterli ben in vista, anzi, ben a portata di mano, invece poi non lo faccio.

Ecco perché loro si vendicano giocando a nascondino.

 

Dovrei infilarli in una tasca esterna del piumino, così li vedrei e mi rassicurerei subito, prima ancora di chiudermi la porta alle spalle, che non dovrò rovistare nella borsa per tutto il tragitto da casa al lavoro.

Poi invece non lo faccio mai.

Non perché tema il noto fenomeno delle chiavi spostate da una borsa all’altra (che poi è un attimo ritrovarsi chiusi fuori), proprio per dimenticanza.

Così come, da giorni, dimentico di pulire quella brutta macchia di chissà cosa sulla manica destra della giacca imbottita nera, quella elegante con l’etichetta Givenchy nonostante che non sia un Givenchy e mi sia costata molto meno, anzi, non a me ma a chi me l’ha regalata.

 

I miei guanti attuali sono neri, sono di lana grezza, e hanno buchi sul pollice della mano destra e su due dita (indice e medio) della sinistra.

Sono inadeguati? Me lo chiedo spesso.

Mi dico che dovrei ricucirli, ma come si fa a ricucire la lana a maglie larghe? Non credo che si possa, e comunque non credo di essere capace.

 

(Sul discorso cucito dovrei aprire un apposito dibattito, che riguarda anche le infinite possibilità di oggetti scuciti che dovrei cucire e non cucio, e non è detto che un giorno non lo faccia: aprire un post, non cucirli).

 

Quindi continuo ad andare in giro con lembi di pelle rosa che si intravedono sotto i guanti neri, impermeabile all’eventuale disprezzo altrui, anzi vergognandomi un filo ma convincendomi che in realtà la maggior parte dei passanti è troppo concentrata su se stessa, sui suoi minuti di ritardo, su dove mette i piedi, per accorgersene e compatirmi.

L’ipotesi che qualcuno veda lo stato dei miei guanti neri e pensi: “Ah, ecco una simpatica ragazza alla moda che si è tagliata i guanti apposta per far vedere qualche lembo di pelle che fa contrasto con il colore dei guanti”, non la prendo neanche in considerazione, il che mi rallegra perché capisco di non avere seri disturbi di distacco dalla realtà.

 

Ho freddo? Neanche tanto. Più che altro, dà fastidio quando guido o porto un sacchetto, perché le parti sbregate si spostano e scoprono più pelle del necessario, richiedendo pazienti, continui aggiustamenti che mi spazientiscono.

 

Domanda: perché non li butto?

Hanno forse un valore sentimentale? No.

Sono costati una cifra assurda? Nemmeno.

Sono pigra? Sì.

Affezionata alle cose? Sì, anche quelle che non rivestono valore sentimentale né simbolismo.

 

Ho in casa altri due o tre paia di guanti, sia di pile che di lana. Quelli di lana, se ricordo bene, sono malconci tanto quanto questi che porto da un mese, da quando è tornato il freddo. Un paio è arancione, l’altro non me lo ricordo.

Vanno solo lavati e indossati.

Mi chiedo quanto tempo passerà prima che mi decida a buttare via i guanti neri.

POLITICA
14 novembre 2011
Drammaturgia della crisi

Deus ex machina è una frase latina a sua volta mutuata dal greco "?p? µ??α??? ?e??" ("apò mechan?s theós").

Storia

La frase trae origine dal teatro greco: in tale ambito, quando era necessario far intervenire un dio (o più dèi) sulla scena, l'attore che interpretava il dio si posizionava su una rudimentale gru in legno, mossa da un sistema di funi e argani, chiamata appunto mechanè. In questo modo, l'attore veniva fatto scendere dall'alto, simulando dunque l'intervento di un dio che scende dal cielo; difatti, l'espressione deus ex machina significa proprio "dio (che viene) da una macchina".

L'intervento ex machina degli dèi veniva spesso usato, soprattutto dal tragediografo Euripide, per risolvere una situazione intricata e apparentemente senza possibile via di uscita. Il significato di questa espressione si è poi ampliato nel tempo, andando ad indicare qualsiasi soluzione di una storia che non presti il dovuto riguardo alla logica interna della storia stessa e appaia alquanto improbabile, usata solo per permettere all'autore di far finire la storia nel modo voluto.

Perciò è del tutto errato come questa espressione venga utilizzata sempre più spesso per intendere che dietro un determinato fatto c'è in realtà una persona non meglio identificata (ad es.il deus ex machina sarebbe il reale ispiratore di una legge e quindi non chi la scrive, ma chi realmente ne è il fautore e che ha interesse che non gli si attribuisca la paternità; sarebbe meglio la definizione ad esempio di "burattinaio").


Significato nell'uso corrente

L'uso di una sorta di deus ex machina è stato poi recuperato in tempi moderni, ad esempio nella narrativa poliziesca. Nell'uso corrente, l'espressione indica la comparsa improvvisa e inaspettata di un qualcuno, o di un qualcosa, che irrompe sulla scena permettendo così di risolvere questioni intricate e complesse inerenti allo svolgimento della trama.


(pagina da
wikipedia Italia)

DIARI
9 novembre 2011
L'anno che non verrà

Vetrine e scaffali delle librerie cominciano a riempirsi dei vari Branko, Fox, Pesatori e compagnia bella (tutti signori al cui mantenimento ho contribuito e contribuisco entusiasticamente anch'io, sia chiaro) con le nuove, smaglianti, commoventi promesse per l'anno che verrà.

Nel quale non spariranno i cretini di ogni età (noi), non sarà festa tutto il giorno, si farà l'amore ognuno come gli va ma soprattutto quando capita, e ho come la certezza che anche se i preti non potranno sposarsi, faranno l'amore molto più degli altri.
 
Nel quale l'Amore (sempre con la a maiuscola) precederà sempre Lavoro, Salute e - per i più venali - Soldi e occuperà il doppio o a volte il triplo dello spazio rispetto agli altri settori.
Nel quale ancora una volta ci culleremo nella nostra incapacità di rassegnarsi al passato, di vivere nel presente e di non illuderci per il futuro.
Nel quale come al solito ci conforterà scoprire che se finora al Lavoro siamo stati sottovalutati, questo sarà l'anno della svolta (in termini di Potere e di Denaro), dipenderà da come sapremo giocare le nostre carte, ma nella consapevolezza che creatività e determinazione saranno al massimo e che la Salute (fatta eccezione per lievi problemi ai denti o alle ossa per i quali ci si consiglia un controllo) sarà smagliante.
Nessuno si sentirà dire dal medico "è positivo", nessuno litigherà, deluderà o sarà deluso dagli amici, nessuno farà le corna al cosiddetto partner, nessuna carta di credito verrà bloccata e la cassa integrazione sarà un fenomeno sconosciuto.

Che poi, scusate, amici astrologi, se sappiamo tutti che nel 2012 il mondo finirà, cosa ci dite l'oroscopo del 2012 a fare?

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La democrazia è fatta per gli anglosassoni: noi latini andiamo dietro a chi urla più forte (Antonio Tabucchi, Sostiene Pereira)

E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia (Blade Runner)

Il bello di essere al governo è che se una cosa non ti piace, puoi  renderla illegale (I love Radio Rock)

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